
Durant e McGee, gli Spurs alle corde – Le finali di Conference più scontate della storia continuano sullo stesso scenario delle prime due partite e cambiare parquet e spostarsi a San Antonio non fa nessuna differenza. Il divario tra Warriors e Spurs rimane e ulteriormente si amplifica perché i padroni di casa, oltre a quelli mancanti, perdono ulteriori pezzi sullo scacchiere. Con Parker fuori fino alla prossima stagione, con Leonard tenuto a riposo per scelta di Popovich con la caviglia ancora in fiamme, gli Spurs perdono anche David Lee per un problema al ginocchio sinistro nel primo quarto e Danny Green nel finale. Con queste premesse il 120-108 con il quale i Warriors vanno 3-0 è fisiologico e la terza finale consecutiva è solo una formalità per la squadra di Kerr. Che sta meglio, segue i suoi in trasferta, guarda la partita dagli spogliatoi ed è sua l’idea di mandare McGee in quintetto visto che anche Golden State deve fare a meno di Pachulia e Iguodala non è al meglio. Gli Spurs provano a partire forte e chiudono davanti il primo periodo 33-29, ma lo strappo dei Warriors arriva nel secondo periodo con un parziale di 35-22. Nel terzo la firma di Kevin Durant, 19 punti e suo massimo in carriera in un singolo quarto ai playoff, spedisce Golden State sul più 18 e per San Antonio è bandiera bianca sventolata. L’ala segna 33 punti con 10 rimbalzi, 4 assist, 2 recuperi e 11/19 dal campo, ma la mossa tattica di McGee tra i titolari valei 16 punti, 6/9 al tiro e l’area che si apre per soluzioni molteplici. I Warriors tirano il 54.8% dal campo, il 40.7% dall’arco e mandano l’intero quintetto in doppia cifra. Oltre al solito Green sapiente su due lati del campo, 10 punti, 7 rimbalzi e 7 assist, e a Curry che silenziosamente scalpella 21 punti e 6 assist, stavolta la presenza di Thompson è tangibile in difesa su Mills e in attacco dove i suoi 17 punti con tre triple aumentano il divario di alternative con gli Spurs. Clark, Livingston, West e McCaw stanno in campo almeno 11 minuti e i Warriors perdono 21 palloni, 12 solo dalla coppia Durant e Curry, senza nemmeno accorgersene. Gli Spurs sono talmente spuntati che i panni del trascinatore offensivo deve indossarli di nuovo Ginobili, 21 punti in 17 minuti con 7/9 dal campo, Aldridge ne segna 18 con 5 rimbalzi ma è costretto a forzare troppi tiri e non può essere un primo violino offensivo, Simmons sarà uomo interessante in futuro e produce 14 punti e 5 rimbalzi, doppia doppia da 12 punti e 10 rimbalzi per Gasol da una panchina più prolifica di quanto siano Mills e Green in quintetto, disastrosi con 5/21 in coppia dal campo. Il 5/21 dall’arco degli Spurs, la squadra che tirava meglio da lontano, è un’altra testimonianza delle difficoltà di Popovich nel trovare il modo di attaccare la difesa dei Warriors, di cui si parla poco ma che è la chiave della undicesima vittoria consecutiva in questi playoff. Solo i Lakers nel 1989 e nel 2001 ci riuscirono. I Cavs possono riuscirci stanotte contro i Celtics privi di Thomas per il resto della serie. Finals praticamente già scritte.
| Golden State | San Antonio | 3-0 |
EASTERN CONFERENCE
| Boston | Cleveland | 0-2 |







