Tutti i tifosi della Roma, razza per razza. Conosciamoli meglio!

Nel microcosmo che accompagna la società giallorossa, è variegata la tipologia di categorie che quotidianamente dicono la loro.

Tifosi della Roma, razza per razza. Conosciamoli meglio!

Nel caleidoscopico microcosmo che accompagna le gesta dell’A.S. Roma di questi anni, è variegata la tipologia di “razze del tifoso giallorosso” che quotidianamente dicono la loro (specialmente se non richiesta) su Social Network, radio, chat di WhatsApp, tv locali e peggiori bar di Caracas sotto casa.

Vale la pena classificarli, questi tifosi, anche a beneficio della scienza, proprio alla vigilia della sfida che doveva essere la più attesa dell’anno e che invece sarà discretamente snobbata. Mentre per Roma-Genoa del 28 maggio, l’ultima recita di Francesco Totti all’Olimpico, non c’è più un seggiolino libero. 70.000 biglietti polverizzati in poche ore.
Sono Pazzi Questi Romanisti?

N.B. Ogni razza ha un’identità marcata, vive di vita propria e non riconosce alcuna posizione diversa dalla propria. A meno che non si voglia essere etichettati come laziali o juventini o coloro “che vogliono er male daa Roma”.

Commercialisti
Figli illegittimi del Calcio Moderno, molti di loro non sanno quanti gol ha fatto Dzeko quest’anno ma ti possono portare a memoria la trimestrale della Roma delle ultime quattro stagioni. Annusano plus-valenze, decodificano il fair play finanziario, tifano per i diritti televisivi e per i premi della Champions League, fase per fase.
Chi trascura la minus-valenza di Iturbe, non è della Roma.

Romani e Romanisti
Citano Campo Testaccio, i detti trasteverini, Giacomo Losi, Alberto Sordi e Lando Fiorini. Sono figli della Lupa, a Nainggolan preferiscono Tumminello. Sognano una Roma “pane e cantera”, si esaltano per la Primavera di De Rossi senior e ostentano sorrisi di circostanza se i giallorossi vincono ma la fascia di capitano è finita a uno che non sia Totti, De Rossi o Florenzi. Roma ai Romani, Salvini fa proseliti ovunque (purtroppo).
Chi a Trigoria non inizia ogni frase con “aho” e “daje”, non è della Roma.

American Straccions
Jim Pallotta è un impostore, la cordata americana non ha immesso un solo dollaro nelle casse della Roma, si stava meglio quando si stava peggio. Questo il mantra di una razza nata nel 2010 e in continua espansione. Velati i riferimenti alla presenza occulta di Unicredit come garante finanziario, espliciti quelli che richiamano alla Roma della colletta al Sistina o di Ciarrapichiana memoria.
Chi ancora crede a Pallotta e Baldissoni, non è della Roma.

Spallettiani
Trascorrono ore e ore su youtube cercando di scorgere nuove fossette del Mister nel corso delle conferenze stampa, spesso valevoli per la corona WBC dei pesi Welter (Sabatini). Hanno acquisito nel tempo un lieve accento toscano, conoscono il Cioni e talvolta gli badano le galline, hanno preso a sbattere le nocche sul tavolo per rinforzare le proprie idee alle riunioni di condominio. Pensano che il Guru di Certaldo sia l’unico al mondo, insieme a Putin e al Mullah Omar, a poter tenere testa “comesideve” alla stampa capitolina.
Chi vuole cacciare il Mister, non è della Roma.

Tottisti
Sono nati e cresciuti col 10 scolpito sulle spalle di un ragazzetto biondo dotato di un talento soprannaturale. Non conoscono Roma al di fuori di Totti, né vogliono conoscerla. All’Olimpico si perdono qualche gol perché lo sguardo non molla mai la panchina e i relativi movimenti del quarto uomo che chiama un cambio. “C’è solo un capitano” si canta sopra “Grazie Roma”, la venerazione ha punte di fondamentalismo tali che nelle ultime settimane a Roma siamo stati capaci di creare un dualismo, se non una dicotomia, tra l’AS Roma e il suo capitano storico. Non era facile ma ci siamo riusciti. Palloni d’Oro, oltre che gonfiati, del paradosso fine a se stesso.
Chi non vuole ritirare la maglia numero 10, non è della Roma.

Anti-Tottisti
Razza trascurata e invece molto diffusa in alcune zone della Capitale. Sono quelli che urlavano al 10 di rialzarsi “tanto nun s’è fatto niente” dopo l’entrata di Vanigli, quelli che gli hanno rimproverato un Mondiale deludente e da raccomandato oltre all’eterno “culo grosso” che gli impediva di sprintare. Negli anni si sono adattati all’ambiente per sopravvivere ma non sono stati pochi gli specchi che hanno rifiutato ignobili tentativi di arrampicamento, anche sociale. “Bravo ma segna poco” è diventato “Non è mai decisivo”, poi “non ha mai voluto un centravanti forte che gli avrebbe fatto ombra” e “gioca troppo di prima” fino alla sentenza in odore di Cassazione “è il male della Roma”.
Chi antepone Totti alla squadra, non è della Roma.

Orfani di Franco e Rosella Sensi
Intrattengono rapporti di ottimo vicinato con gli appartenenti agli “American Straccions”, arrivano a rimpiangere l’acquisto di Mido e Fabio Junior pur di disconoscere l’attuale presidenza. Ricordano i titoli vinti (scudetto, Coppe Italia, Supercoppa), il virtuoso auto-finanziamento, la vicinanza affettuosa alle sorti della squadra e il sacrificio economico di una famiglia ridotta quasi sul lastrico per colpa di Batistuta e Cassano. Tutto sparito da quando a Trigoria sventola la bandiera a stelle e strisce.
Chi non rimpiange Rosella, non è della Roma.

Yankee
Non importa se la Roma è seconda o nona, se esce col Porto o se vince la Champions: fondamentale è l’impatto sui Social Media, l’appeal esercitato in Guatemala, la capacità di penetrazione nel mercato della Patagonia, l’incremento di followers su Pinterest e il numero di portachiavi venduto alla periferia nord-est di Acapulco. La priorità è lo Stadio e il relativo merchandising, Pallotta farà della Roma i nuovi Celtics. Believe.
Se non mi tagghi su TW insieme all’hashtag #asroma, non sei della Roma.

Fondamentalisti
“La Roma non si discute, si ama” è la filosofia di vita imperante. Un palo di Nainggolan può rovinare la settimana in famiglia e in ufficio, ottimismo e disfattismo si alternano ogni mezza giornata ma sotto sotto alberga la sensazione che la Roma possa farcela. Sempre. Comunque. Anche sull’1-5 a Old Trafford. Vogliono troppo bene a quei colori per trinciare giudizi su mister e giocatori: a pensarci bene, alla fine Doumbia è arrivato con la schiena sottosopra e Adriano non era così sovrappeso. I conti si fanno a fine stagione, non prima. Mai smettere di crederci perché in fondo in fondo “semo tutti froci per la Roma” e chi la critica non è un tifoso. Anzi.
Se non vai a lavorare con la sciarpa dopo aver perso in casa col Pescara, non sei della Roma.

Ultras’
Frequentano (o frequentavano) la Curva Sud, ora impegnati in una lunga battaglia “morale” con la Questura, il Prefetto, l’FBI e le Giovani Marmotte. Seguono incessantemente la squadra in trasferta ma all’Olimpico latitano da anni, con conseguenze facilmente immaginabili. Amano essere considerati il cuore della Roma ma ora le frequenti aritmie e tachicardie non fanno stare tranquilli nessuno.
Chi canta al Derby quando la Curva è in sciopero, non è della Roma.

Adesso-dove-stanno-tutti-quelli-che…
Contrariamente ai fondamentalisti, è un gruppo appartenente più agli specialisti e opinionisti delle radio che si occupano di smentire opinioni e luoghi comuni diffusi. Se Szczesny para un rigore, ”adesso-dove-stanno-tutti-quelli-che dicevano che Alisson doveva giocare titolare?’. Se Dzeko segna di testa, ”adesso-dove-stanno-tutti-quelli-che dicevano che era un pippone che segnava solo di destro?‘. Se De Rossi è il migliore in campo, ”adesso-dove-stanno-tutti-quelli-che dicevano che non gioca una partita decente dai mondiali del 2006?‘. Se Pjanic, alla Juve, fa due assist e segna su punizione, ”adesso-dove-stanno-tutti-quelli-che criticavano Sabatini per averlo portato alla Roma?‘ La loro massima preoccupazione è che tutte le altre categorie che dicono di tifare per la Roma segretamente godano quando la Roma perde o quando un giocatore rende meno delle aspettative.
Se non critichi chi critica, non sei della Roma.

L’aspetto divertente, e per come la vedo io agghiacciante, è che i protagonisti involontari di questo articolo tengono tutti alla causa giallorossa. E allora Forza Roma!

Ah, dimenticavo. Chi scrive facendo ironia sulla Roma “non è d’aa Roma”. E’ la prima regola del Fight Club.